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L’Abacus nel mito di Atene!

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ateneLa prima maratona, Venezia 2015, non si scorda mai; con quella di Milano ho simbolicamente chiuso un cerchio iniziato tanti anni fa; correre la maratona di Lecce mi ha regalato l’emozione indescrivibile di percorrere gli ultimi metri mano nella mano con Lorenzo; la maratona di Roma rimane quella piu’ bella del mondo ma Atene e’ semplicemente “la” maratona. L’idea di correrla nasce quasi per caso chiacchierando con due amici piu’ di un anno fa e in breve tempo ha attecchito in altri compagni di squadra.

Studi approfonditi sull’impresa di Filippide che ha reso questo percorso mitico e immortale, studi ancor piu’ attenti sulle dure e interminabili salite, tabelle di allenamento con quanta piu’ salita possibile e poi finalmente dopo il lunghissimo di 36 chilometri ecco che magicamente arriva il week-end decisivo, si parte.

Appuntamento all’aeroporto di Brindisi alle 17:30 di venerdi’ 10 novembre. Io con famiglia e amici al seguito e poi Claudio, Michele, Fabrizio e Max. Dopo lo scalo tecnico a Roma finalmente a mezzanotte e quarantacinque atterriamo all’aeroporto Eleftherios Venizelos di Atene. A questo punto Claudio si separa da noi con l’impegno di incontrarci l’indomani mattina per il ritiro dei pettorali. Il servizio navetta, puntuale neanche fossimo in Svizzera, ci porta nella nostra casa qui in Grecia, il “The Stanley Hotel”. Sono le due di notte, tutti a nanna, domani e’ giornata di vigilia.

Sabato mattina con Michele, Fabrizio e Max partiamo alla volta dell’Expo della maratona per il ritiro del pettorale. Spacchiamo la citta’ e arriviamo nella zona del porto in taxi (prezzi piu’ che onesti). Il Taekwondo Indoor Hall & Exibition Centre ci ricorda dell’Olimpiade del 2004, dell’impresa di Baldini ma soprattutto di anni in cui la Grecia sembrava ritornata invincibile non solo culturalmente ma anche economicamente. Oggi la realta’ e’ tristemente lontana anni luce da quel 2004, un misto di dignita’ e rassegnazione pervade lo sguardo dei piu’. Dopo aver gironzolato per i tantissimi stand (complimenti per la perfetta organizzazione) e ritirato i pettorali e la maglietta commemorativa (stupenda) io raggiungo famiglia e amici per il giro culturale mentre Max, Michele e Fabrizio aspettano Claudio che di li a poco li avrebbe raggiunti.

L’Acropoli e il Museo dell’Acropoli servono a tantissimi maratoneti a non pensare al tempo che scorre e al caldo preoccupante (a mezzogiorno ci sono 25 gradi). E’ onestamente difficile riuscire a spiegare l’esplosione di emozione, maestosita’ e cultura che questo sito unico al mondo riesce a infondere. Oltre 2600 anni fa questi luoghi sono stati la culla del sapere, il luogo esatto a cui far risalire ogni civilta’. Chiudere gli occhi e assorbire questa energia e’ stato un attimo interminabile.

La sera prima della gara si mangia poco (pane e pasta per lo piu’), si parla di meno e malgrado si vada a letto presto si dorme quasi nulla. Atene ha l’aggravante che si parte a 42 chilometri dall’arrivo e questo implica una sveglia disumana con lo svantaggio di un’ulteriore ora di sonno in meno a causa del fuso orario. L’appuntamento e’ nella hall dell’hotel per le 6.00, io alle 5.30 sono gia’ fuori dalla stanza (con operazione di vestizione in bagno al buio per non svegliare la famiglia che dorme) ma sono sveglio dalle quattro. In attesa dei compagni faccio delle foto a uno scatenato gruppo di brasiliani pronti per andare a prendere i bus che ci porteranno a Maratona ed esco per strada per sgranchire le gambe e far passare un po’ di tensione che sento salire. Il cielo e’ ancora nero, solo le luci delle strade e tantissimi maratoneti che si incamminano verso i punti di raccolta. Rientro in hotel, ecco Max, Michi e Fabrizio. Ci incamminiamo con un gruppone di una ventina di atleti e dopo circa 500 metri ecco il punto di raccolta: sono le 6.00 e c’e’ gia’ una coda di quasi 1000 persone. Un po’ di attesa e finalmente arriva il nostro turno, saliamo sull’autobus.

Durante il viaggio familiarizziamo con atleti di Milano ma soprattutto studiamo con cura il percorso che presto ripercorreremo al contrario. Se il bus trova una discesa si trattiene il fiato, in corsa sara’ una salita. Sappiamo che la seconda meta’ gara sara’ dura e piena di salita e non ci preoccupiamo troppo delle discese che il bus affronta dal chilometro 32 fino al chilometro 20. Il problema e’ rendersi conto che anche nel tratto che pensavamo piu’ agevole le salite non mancano e, dal chilometro 19 al chilometro 10, il malumore e le paure dei tanti vengono stemperate soltanto dalla sosta forzata che un’impellente necessita’ fisiologica di un maratoneta impone al torpedone all’altezza del cartello del chilometro 15.

Scendiamo finalmente nella zona di partenza con un carico di tensione crescente e, almeno io, con minore certezze riguardo alla strategia di gara. Tolti i primi 10 chilometri le difficolta’ sono maggiori di quelle preventivate e soprattutto alle otto di mattina ci sono gia’ 18 gradi. Dopo aver lasciato le borse al furgone (Dhl) di competenza ci salutiamo e ognuno si dirige verso la propria griglia. Io e Michele siamo nella quarta e possiamo continuare in gara il percorso iniziato con una preparazione fatta quasi in simbiosi. Max ci precede dalla terza, Fabrizio e’ in sesta e Claudio piu’ dietro ma soprattutto con il pesante fardello di una preparazione non svolta a causa di un infortunio tra l’altro ancora non smaltito (praticamente un suicida).

Manca una ventina di minuti e conosciamo Ursula Herger, una signora svizzera di 60 anni. Lei non sa quante maratone ha fatto, preferisce le ultra anche se l’ultimo Passatore fatto nel 2012 non e’ andato bene, lo ha finito in dieci ore e quaranta (!!!) d’altronde il suo personale sui 100 chilometri e’ di 8 ore e 27 minuti. Ce lo dice quasi giustificandosi dal momento che risale a 15 anni prima cioe’ quando aveva…la nostra eta’. Tra una chiacchera e un po’ di stretching lo speaker ci ricorda che e’ arrivato il momento di partire e, dopo il giuramento di tutti gli atleti a rispettare la sacralita’ e lo spirito di questa gara, ecco finalmente lo start!

Il primo chilometro lo passiamo a scansare i piedi di chi ci precede cercando di non far danni e poi finalmente riusciamo a prendere il passo dei 5 netti a chilometro. La promessa e’ quella di mantenerlo fino alla mezza ma ora, dopo aver visto il percorso, siamo consapevoli che dovremmo essere un po’ piu’ cauti. Al quarto chilometro ci offrono un rametto di ulivo, lo prendiamo con l’impegno di portarlo fino al traguardo scambiandocelo ogni 5 chilometri, un buon modo per tenere la mente impegnata. Poco dopo incrociamo Max nell’unico punto (all’altezza del quinto chilometro) in cui si crea una specie di piccolo circuito. Fino al chilometro nove tutto scorre tranquillo, fa solo un po’ di caldo ma il cappellino mi protegge a dovere e i punti di ristoro ogni due chilometri e mezzo aiutano a mantenersi ben idratati. Il passo e’ costante a cavallo dei 5 a chilometro anche quando la strada, dal chilometro 12 al chilometro 16, si fa un po’ piu’ nervosa con l’alternarsi di salite e piccole discese. In questo tratto aiuta molto anche il calore del pubblico che ci incita con moltissimi “Bravo” e “Pame” (Forza!) e le infinite e dolcissime manine dei bimbi tese a cercare di scambiare il cinque, una vera carezza per il cuore! Naturalmente non manca chi suona e chi balla il Sirtaki che con il suo ritmo cadenzato incoraggia a incrementare il passo. Arriviamo velocemente al chilometro 18, una lunga di scesa ci fa rifiatare e poi dal diciannovesimo in poi sappiamo cosa ci attende. Il morale e’ alto, la gamba risponde e ci divertiamo a notare un signore che corre a torso nudo con delle scarpe gialle immense, portera’ almeno il 50!!! Insomma siamo pronti ad affrontare i temutissimi 12 chilometri di salita.

Naturalmente rallentiamo un po’ il ritmo, neanche troppo pero’. Per fortuna il cielo si annuvola e cosi’ al passaggio della mezza (1 ora 47 e 30) finalmente possiamo liberarci del fastidio del sole anche se in compenso, per non farci mancare nulla, avvertiamo il vento contrario. Al ventitreesimo Michi si ferma per una sosta tecnica, mi dice di andare che mi raggiungera’ con calma. Sono solo e avverto maggiormente la fatica ma per fortuna alla fine del chilometro ventisei sento avvicinarsi l’inconfondibile passo felpato di Michele, mi sento piu’ rassicurato. Mi chiede se sia tutto ok, gli dico che inizio ad avvertire le gambe pesanti. In quel preciso istante pero’ sento la testa avere il sopravvento e, ricordandomi dello splendido ed elegantissimo incedere di Shalane Flanagan nell’ultima maratona di New York, decido di lasciar correre le gambe allungando un poco la falcata e curando al massimo la fase di appoggio e spinta. In quel momento sento che sta cambiando il destino della mia gara ad Atene. Mancano ancora quattro chilometri di salita e mi rendo conto che sto superando tanti atleti, mi sento bene, tengo un bel ritmo e fatico poco.  Allo scoccare di ogni chilometro chiamo Michele per accertarmi che sia con me e fino al trentesimo mi risponde, al trentunesimo ho la conferma che si e’ leggermente staccato ma confido che riuscira’ a rientrare con la discesa che finalmente dal trentaduesimo chilometro in poi ci portera’ fino al traguardo. Finalmente dopo un cavalcavia (penso sia stato il momento piu’ duro) ed un ultimo rettilineo in salita chiudo gli ultimi 2 chilometri della lunghissima ascesa, il trentunesimo e il trentaduesimo, saranno i piu’ lenti della mia gara: 5’32” e 5’25”.

Finalmente inizia l’ultima parte della gara, gli ultimi 10 chilometri, quelli che se ne hai ancora devi dare tutto. Siamo gia’ dentro Atene, il pubblico e’ molto numeroso e non smette mai di incoraggiare. Cambia il modo di correre, la discesa aiuta ma fa sentite anche qualche dolore che il ritmo imposto dalla salita mi avevano nascosto. La testa pero’ oggi domina, e’ fortissima. Allo scoccare di ogni chilometro mi rendo conto che non fatico a tenere un passo intorno ai 4’50”. Non guardo mai il tempo complessivo, oggi non e’ importante. Tiro il fiato al trentaseiesimo dove nell’ultimo sottopasso del percorso ci sono 30 scalmanati che suonano i tamburi, mi danno una carica pazzesca, li ringrazio agitando il mio ramoscello d’ulivo. Poi riprendo il passo dei 4’50” e non mi fermo piu’, neanche per l’ultimo strappo di 250 metri. Sono al chilometro 41,5 ma lo stadio Panathinaiko ancora non si vede. Un’ultima curva e poi un lungo rettilineo in discesa di 500 metri tra due incredibili ali di folla urlanti. Mi godo questo momento magico, incrocio molti sguardi e mi sento felice, so che alla fine di questo rettilineo, a destra o a sinistra, ci sara’ la svolta che mi portera’ all’ingresso del momento piu’ atteso. La curva, dolcissima, e’ a sinistra, poi l’incanto. Vedo il bianco del marmo delle tribune immense e affollatissime. Inizio a ridere, mi guardo intorno, cerco mio figlio e mia moglie e continuo a ringraziare con il mio rametto di pace. Percorro questi ultimi metri volando sulla pista che ospito’ per la prima volta la gara di maratona nella prima Olimpiade dell’era moderna nel 1896. Poi alzo lo sguardo e sotto lo striscione d’arrivo capisco di aver corso la mia migliore maratona, chiudo in 3 ore 36 minuti e 5 secondi, non e’ il mio personale ma oggi non conta proprio.

Il tempo di cercare di capire dove sono le medaglie (alla fine corriamo soprattutto per quelle) e sento Michele che mi chiama, e’ arrivato una manciata di secondi dopo di me chiudendo in 3 ore 36’56”. Spezzo a meta’ il rametto di ulivo e ce lo dividiamo.

Al ristoro, dopo aver recuperato lo zaino per il cambio, controllo sul cellulare e realizzo che abbiamo fatto trepidare molti amici: sul gruppo ci sono 182 messaggi da leggere! Grazie amici per averci seguito. Dai messaggi di Alessandro Damone capisco che oggi Max e’ entrato nell’Olimpo dei maratoneti, si e’ superato chiudendo con il nuovo personale in 3 ore 11’26”: mostruoso! Finalmente riesco a incontrare mia moglie e mio figlio e poco dopo sentiamo Max al telefono, lo raggiungiamo, con lui c’e’ anche Fabrizio. E’ un po’ stanco ma anche lui ha stabilito il suo nuovo record sulla distanza: 3 ore 49’43”, sette minuti in meno rispetto a Roma 2016. Claudio lo seguiamo dall’app ufficiale. Il percorso impossibile, la totale assenza di preparazione e l’infortunio non del tutto superato, nulla hanno potuto contro il suo cuore immenso: 4 ore 45’20” e medaglia al collo! Grandi tutti e grande Abacus.

Ci rimane il viaggio in taxi verso l’hotel e poi finalmente un bel bagno caldo e un po’ di relax oltre alla mia personalissima dedica al mio amico Luigi che oggi ha corso al mio fianco per tutta la gara.

E’ difficile raccontare le emozioni e le suggestioni di ogni gara, e’ impossibile trasmettere la magia che il percorso, la gente di Atene e l’Acropoli che domina dall’alto sanno generosamente regalare a chi si cimenta in questa gara. Atene va vissuta tutta, dal primo momento in cui si mette il piede fuori dall’aereo fino a quando si taglia il traguardo del mito nello stadio “Kallimarmoron”.

Classifica



Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Novembre 2017 14:13